Se c’è rimedio perché te la prendi?
E se non c’è rimedio perché te la prendi?
Confucio

domenica 10 aprile 2016

A mio padre

In queste giornate primaverili, dove il cielo è di un bellissimo blu, i fiori iniziano a sbocciare, dai nidi esce il pigolio dei nuovi arrivati e l'erba cresce rigogliosa e lucente, avverto con un'intensità dolorosa la mancanza di mio padre. Ricordo con assoluta limpidezza quando, seduto sulla carrozzina, lo portai sul terrazzo che da sul giardino. Era la primavera di due anni fa. Ancora riusciva a parlare abbastanza bene anche se con voce fioca e lenta. Io gli parlavo, seduta accanto a lui, non ricordo bene cosa, ed ora penso che non mi stesse ascoltando, immerso nei suoi pensieri. Mi disse "guarda che cosa meravigliosa ci ha donato Dio; guarda i colori, senti i profumi, - e nel dire questo assaporava con il naso l'essenza dei fiori appena sbocciati, rose sopratutto-. Io, che ancora sono in un limbo mistico, sospesa tra il credere in un Dio che ci accompagna nella nostra vita, ad una credenza filosofica vicino al pensiero buddista, in quel momento mi arresi alla sua profonda fede e sopratutto guardai con occhi diversi quello che vedevo davanti a me.. I colori dei fiori mi parvero più accesi, così come il verde del prato. Quando smise di parlare restammo in silenzio per qualche minuto.  Attimi che mi sono impressi nella memoria. Il vento che ci accarezzava il volto ed il cinguettio degli uccellini erano gli unici e sussurrati rumori che in quel momento mi unirono ancor di più a mio padre. Io ascoltavo con le suoi orecchie e vedevo con i suoi occhi la meraviglia della natura.

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