Se c’è rimedio perché te la prendi?
E se non c’è rimedio perché te la prendi?
Confucio

domenica 29 novembre 2009

Dove fanno a finire i rifiuti elettronici?

Ecodom, Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestico è il sistema collettivo nazionale che gestisce, senza fini di lucro, il trasporto, il trattamento, il riciclo e lo smaltimento degli elettrodomestici a fine vita.
Ecodom gestisce circa il 40%, in termini di peso, di tutti i RAEE prodotti ogni anno in Italia. Per RAEE, Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, si fa riferimento ai rifiuti generati dalle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE) una volta giunte a fine vita.

Parliamo di tutti quei prodotti che, per il loro funzionamento, utilizzano corrente elettrica o campi elettromagnetici, come frigoriferi, scalda-acqua, piccoli e grandi elettrodomestici in generale. Ma anche televisori, personal computer, telefoni cellulari, prodotti di elettronica di consumo, giocattoli e lampadine al neon o a risparmio di energia: oggetti di uso quotidiano che quando non funzionano più, o semplicemente vengono sostituiti, diventano rifiuti, in molti casi dannosi per l’ambiente.

A seconda dell’ambito di utilizzo dei prodotti di origine, i RAEE vengono suddivisi in due grandi macro-aree: i RAEE domestici e i RAEE professionali.
Sono dieci le categorie merceologiche di prodotti da destinare al riciclo:

* Grandi elettrodomestici;
* Piccoli elettrodomestici;
* Apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni;
* Apparecchiature di consumo (elettronica di consumo);
* Apparecchiature di illuminazione;
* Strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione degli utensili industriali fissi di
grandi dimensioni);
* Giocattoli e apparecchiature per il tempo libero e lo sport;
* Dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati ed infettati);
* Strumenti di monitoraggio e di controllo;
* Distributori automatici.

Ecodom smaltisce il 40% di questi rifiuti, ed il resto come viene smaltito?

Nel Gruppo Ambiente e Società Senigallia ho trovato un articolo molto interessante di Virginia Greco che chiarisce la questione

"Giorno dopo giorno si accumulano milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici
I progressi tecnologici sono continui e costanti. Quotidianamente si affacciano sul mercato dispositivi elettronici più moderni, complessi e dalle maggiori potenzialità. Ma la corsa all’acquisto del prodotto ultimo-grido o dalle prestazioni migliori si porta dietro come conseguenza inevitabile lo scarto di quello precedentemente in uso.

Ed è così che giorno dopo giorno si accumulano milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici: piaga non trascurabile del nostro tempo. Secondo le stime elaborate dall’ONU, le apparecchiature elettriche ed elettroniche gettate via ogni anno ammontano a 20-50 milioni di tonnellate e crescono in quantità con un tasso del 3-5% annuo, tre volte superiore a quello dei rifiuti normali.

Ma dove vanno a finire computer e televisori dinosauro? Che ne è degli elettrodomestici attempati scaricati a favore del gioiello dell’ultimo minuto?


Qualche giorno fa l’associazione ambientalista Greenpeace ha reso pubblici i risultati dell’ultima indagine da essa condotta sul destino dei rifiuti tecnologici: un televisore rotto, consegnato in Gran Bretagna ad un’azienda che si sarebbe dovuta interessare dello smaltimento, è passato invece di mano e ha preso la via della Nigeria, su una nave ultra-carica di apparecchiature di seconda mano o del tutto inutilizzabili.

Ciò che è stato scoperto conferma quanto già emerso in precedenti investigazioni: i prodotti destinati allo sfascio, anziché essere smaltiti secondo il dovuto protocollo ed eventualmente parzialmente recuperati, si avviano attraverso traffici illeciti in direzione di paesi del sud del mondo, dove vengono rivenduti come beni usati, ma più spesso semplicemente depositati in immense discariche a cielo aperto ai margini dei villaggi e dei sobborghi poveri. Qui gente del posto, per lo più ragazzi se non bambini, pur di guadagnare qualche soldo per la sopravvivenza, si dedica al recupero dei componenti riciclabili, intervenendo senza alcuna precauzione sanitaria.

I prodotti destinati allo sfascio si avviano attraverso traffici illeciti in direzione di paesi del sud del mondo

La maggior parte delle apparecchiature elettroniche che popolano il nostro quotidiano (impiegate per l’informatica, le telecomunicazioni, lo svago, la pulizia della casa) contengono sostanze altamente nocive, in particolare metalli come piombo, rame, alluminio e cadmio. Quando vengono destinate alla distruzione, sono classificate come rifiuti pericolosi e non possono seguire l’iter normale di demolizione, bensì devono essere sottoposte ad interventi speciali.

Nelle discariche del sud del mondo, invece, i lavoratori operano a mani nude, sventrano le apparecchiature, bruciano gli involucri e le plastiche - diffondendo così fumi neri altamente nocivi che respirano sistematicamente -, sottraggono i componenti da rivendere e lasciano i resti sul luogo. Le conseguenze sono gravissimi danni alla salute dei ragazzi che operano direttamente sui rifiuti, nonché inquinamento del suolo, dell’aria e spesso anche dell’acqua (se i veleni penetrano nel terreno fino a raggiungere le falde acquifere).

Quando, qualche anno fa, la realtà dei paesi in via di sviluppo adibiti a pattumiera del mondo “civile” iniziò a saltare all’occhio, il nord del mondo prese a dotarsi di leggi che impedissero i traffici di rifiuti tecnologici (denominati RAEE, ossia Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e lo smaltimento al di fuori dei confini del paese o della federazione di stati. Queste normative, però, vengono spesso eluse e i dispositivi destinati alla distruzione riescono a compiere viaggi illegali.

Greenpeace dichiara che al giorno d’oggi “si perdono le tracce del 75% dei rifiuti tecnologici prodotti nell’Unione Europea e di oltre l’80% di quelli originati negli Stati Uniti. Se anche una parte di essi è ancora nelle case, nelle cantine e nei garage, o viene smaltito in discarica o inceneritore, una buona parte viene esportata – spesso illegalmente – per finire in discariche incontrollate in Africa oppure a riciclatori clandestini in Asia”.

Ragazzi e bambini, pur di guadagnare qualche soldo per la sopravvivenza, si dedicano al recupero dei componenti riciclabili, intervenendo senza alcuna precauzione sanitaria

Le destinazioni più frequenti delle navi che trasportano dispositivi elettrici ed elettronici di scarto sono il Ghana, la Nigeria, il Pakistan, la Cina e l’India. Greenpeace, in anni di inchieste svolte in tali terre, ha raccolto testimonianze e documenti filmati shockanti ed illuminanti allo stesso tempo.

In Italia, considerando che si producono annualmente più di 800.000 tonnellate di RAEE, e se ne raccolgono circa 110.000, si può concludere che non si ha notizia delle sorti di almeno l’85% dei rifiuti elettronici prodotti nel nostro paese.

Nell’Unione Europea lo smaltimento dei RAEE è regolato da varie direttive, che sono state recepite dall’Italia nel decreto legislativo 151 del 25 luglio 2005. La legge, entrata in vigore il primo gennaio 2008, sposta il compito di occuparsi di tali rifiuti dagli organismi comunali agli stessi produttori, che sono così diventati responsabili delle proprie apparecchiature anche al termine della loro vita commerciale sul mercato o nelle case dei consumatori. I produttori hanno l’obbligo di iscriversi in un apposito registro e di costituirsi in un sistema collettivo o consortile che si occupi di raccolta, trasporto, stoccaggio, disassemblaggio, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti hi-tech.

  • Purtroppo, però, la legislazione è tuttora carente di alcuni decreti attuativi, che sono fondamentali affinché la legge sia tradotta in pratica e non resti mera norma virtuale. Particolarmente necessario e atteso è il cosiddetto “Decreto Semplificazioni”, che obbligherà i rivenditori a ritirare gratuitamente l’apparecchio dismesso nel momento in cui il cliente ne acquisti uno nuovo (secondo il principio dell’uno a uno, ossia “prendo uno, lascio uno”). La pubblicazione di tale documento era prevista per la fine del febbraio 2008, ma ha subito una serie di rinvii ed oggi, ad un anno di distanza, risulta ancora non effettuata.

In Italia particolarmente necessario e atteso è il cosiddetto “Decreto Semplificazioni”

Nel nostro Paese esistono 9 consorzi per lo smaltimento e il riciclaggio dei rifiuti tecnologici, coordinati dall’Associazione Nazionale Italiana dei produttori di apparecchiature Elettroniche (ANIE), la quale fa capo a Confindustria. I consorzi sono amministrati dagli stessi produttori che li costituiscono (e ne sono, dunque, soci). Essi sono operativi ed alcuni, come ReMedia, Ecoelit ed Ecolamp, vantano una notevole attività. Al momento, però, ci si può affidare solo al senso civico del singolo cittadino che, obbligato a distinguere i rifiuti pericolosi da quelli tradizionali, abbia la buona volontà di depositare l’apparecchio elettrico o elettronico presso l’opportuna isola ecologica (o contattare personalmente l’azienda che si occupa del recupero).

E’ auspicabile che il Ministro dell’ambiente vari al più presto il “Decreto Semplificazioni, anche in virtù del ritorno sulla stampa del tema in virtù dell’inchiesta pubblicata da Greenpeace.

Ma è anche opportuno che le aziende produttrici di dispositivi hi-tech investano di più nella ricerca, al fine di realizzare apparati che non impieghino materiali tossici o eccessivamente inquinanti, perché – come ancora diciamo e ripeteremo sempre - non produrre è meglio che riciclare o smaltire in maniera controllata".

Come spesso accade in Italia, le leggi si fanno a metà, basta non legiferare alcuni decreti attuativi per non rendere reale la legge stessa!

Il trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettroniche nei paesi in via di sviluppo provoca gravi problemi di salute e di inquinamento, perché le apparecchiature elettroniche contengono alcuni contaminanti molto gravi come il piombo, il cadmio, il berillio e ritardanti di fiamma bromurati. Anche nei paesi sviluppati il riciclaggio e lo smaltimento di questi rifiuti comporta un enorme rischio per i lavoratori e le comunità.



  • Le soluzioni tecniche sono disponibili e reali, ma quando si parla di "Guadagno" conta poco la salute della gente e del nostro pianeta".




Fonte-Ecodom, GSA

"Un po' di buona musica"






venerdì 27 novembre 2009

Diario La cucina

Penso che non sia l'unica donna che non ama molto cucinare. Almeno lo spero.
Ho imparato a prepare un pasto decente solo dalla nascita dei miei figli, non li potevo mica far morire di fame!
Fino a quel momento lavoravo nella trattoria che gestivano i miei genitori e in cucina ci entravo solo qualche volta a lavare i piatti, perchè il mio compito era stare in sala, al bar e fare i conti.
Negli anni 70, però quando aprirono l'attività i miei genitori, i pollo non erano tutti incelofanati, lustrati, igienizzati come ora, il pollaiolo ce li portava pieni, con tutte le viscere ed io dovevo pulirli, dovevo infilare la mano dentro il pollo ed estrarne il contenuto.
Poi li abbruciacchiavo ben bene per levargli le loro povere ultime piume.
Mi ricordo ancora il puzzo di carne morta, che mi rimaneva nella pelle anche dopo essermi lavata bene le mani. Non mi piaceva farlo ma dovevo contribuire all'economia della famiglia anche se studiavo..
Così come non mi piaceva prima sbucciare e poi tagliare quintali di patate.
Eh si, le patate surgelate non le usavamo, forse non c'erano neanche, allora, questo non me lo ricordo; Ci mettevamo a sedere con un grembiulaccio sulle gambe e due pentoloni enormi, giganteschi dove mettevamo in uno le patate sbucciate e nell'altro le patate tagliate.
Avevo dei calli nelle mani che si erano talmente induriti che solo molti anni dopo sono scomparsi e mi vergognavo dei miei calli, quando andavo a scuola o stavo insieme agli amici.

Dopo la scuola decisi di lavorare con i miei, rifiutando però di stare in cucina cosa che loro appresero con entusiamo, data la mia naturale inefficienza.

Che senso aveva imparare a far da mangiare quando avevo tutto a disposizione; al momento del nostro pranzo o della cena, prima che arrivasserro i clienti, andavo in cucina e sceglievo se mangiare le penne alla contadina, le lasagne al forno o gli spaghetti acciuga e tonno e se non volevo il primo bastava alzare i coperchi per scegliere il coniglio alla marchigiana, le seppie arrosto, il rosbeef... ed il menù cambiava tutti i giorni!

E così sono arrivata a superare i trentanni senza saper prepare un semplice brodo di carne o una pomarola degna di essere chiamata con questo nome.

La nascita dei gemelli è coincisa dopo poco tempo con la chiusura dell'attività e da quel momento in poi, sono stati ...cavoli miei.

C'è voluto del tempo, tanto tempo per imparare qualcosina, nel fare una pietanza mi dimenticavo sempre alcuni ingredienti , che guarda caso erano basilari per la commestibilità del palato ed il mio compagno e i figli "ne hanno fatto le spese".

Ora sono migliorata, posso dirmi una "cuoca provetta" ma a volte penso:
perchè si perde tanto tempo nel preparare dei piatti quando in pochi minuti sono già finiti?

giovedì 26 novembre 2009

La Marcia Mondiale per la Pace



Informazioni sulla marcia Marcia Mondiale Org

"Si, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti, di speranze rovinate, ma nonostantre tutto oggi voglio concludere dicendo che io ho ancora dei sogni, perchè so che nella vita non bisogna mai cedere.
Se perdete la speranza, in un modo o nell'altro, perderete quella vitalità che rende degna la vita, perderete quel coraggio di essere voi stessi, quella qualità che vi fa continuare nonostante tutto.

Ecco perchè io ho ancora un sogno..."

(Marting Luther King)

domenica 22 novembre 2009

"Capilalism: a Love Story"



Sabato sera sono andata nell'unica sala cinematografica rimasta nel mio paese, Il cinema Mignon. che da alcuni anni propone una scelta filmatografica di qualità, dalla commedia al sociale.
Sabato in programmazione c'era "Capitalism: a Love story" di Michael Moore.


In questo film-documentario Moore denuncia l'emblema della società imperante non solo in America, ma nella quasi totalità degli stati mondiali, IL CAPITALISMO.

Oltre a varie interviste e molti video di repertorio Moore mostra
una traccia della storia Americana, partendo dal Presidente Roosvelt in una delle sue ultime apparizioni pubbliche mentre illustra il suo piu’ grande sogno rimasto irrealizzato, una nuova carta costituzionale, ai giorni nostri con l'insediamento di Obama alla Casa Bianca, ed intervalla in varie sequenze il suo percorso di crescita personale, da bambino della media borghesia americana a cineasta impegnato nel sociale.

Mentre scorrevano le immagini delle famiglie costrette dall'usura delle banche ad andarsene dalle loro case, ripensavo a cosa mi aveva detto qualche giorno fa una mia amica che lavora in una immobiliare nel Pisano: Mi parlava della difficoltà di molte famiglie che stavano rivendendo la casa, comprata con il mutuo pochi anni prima, perchè era diventato troppo oneroso il rimborso.
E commentavamo come i tassi bancari alti uniti a stipendi fermi ormai da anni e aumenti continui di prezzi anche di prima necessità, stanno creando situazioni disastrose economiche familiari che molto spesso portano ad una situazione sociale condivisa putroppo da migliaia di famiglie, LA POVERTA'.

Non da molto tempo ho compreso come i veri padroni siano le grandi famiglie bancarie che ordinano ai loro "galoppini" i politici, quali leggi promuovere e quali annullare, per aumentare sempre di più le loro ricchezze e quelle dei loro "amici", impoverendo ancor di più lo Stato e quindi ogni soggetto umano... che a sua volta... vota il politico che lo impoverisce.
Ed è questo che, secondo me, succede anche in Italia, personalmente faccio molta fatica a trovare un personaggio politico o un partito che mi rappresenti.


Queste sono alcune citazioni di Karl Marx trovate su Wikiquote
Le ho inserite perchè parlano di Capitale, di lavoro e lavoratori, la classe trainante di qualsiasi stato al mondo.
Karl Marx da molti anni "non è di moda" ma io penso che alcuni suoi concetti siano veritieri in questo momento storico.

L'ideologia dominaLnte è sempre stata l'ideologia della classe dominante.
Eppure, tutta la storia dell'industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta la classe operaia a questo livello della più profonda degradazione.
# L'operaio diventa tanto più povero quanto più produce ricchezza [...] L'operaio diventa una merce tanto più a buon mercato quanto più crea merci.
# Con la messa in valore del mondo delle cose cresce in rapporto diretto la svalutazione del mondo degli uomini. Il lavoro non produce soltanto merci; esso produce se stesso e il lavoratore come una merce.

# Il lavoro alienato[...] il lavoro non è cosa sua ma di un altro; che non gli appartiene, e in esso egli non appartiene a sé, bensì a un altro.[...] Il risultato è che l'uomo(il lavoratore) si sente libero ormai soltanto nelle sue funzioni bestiali, nel mangiare, nel bere, nel generare, tutt'al più nell'avere una casa, nella sua cura corporale etc., e che nelle sue funsioni umane si sente solo più una bestia. Il bestiale diventa l'umano e l'umano il bestiale. Il mangiare, il bere, il generare etc., sono in effetti anche schiette funzioni umane, ma sono bestiali nell'astrazione che le separa dal restante cerchio dell'umana attività e ne fa degli scopi ultimi e unici.
* Se il denaro, secondo Augier, viene al mondo con una macchia di sangue sulla guancia, il capitale nasce grondante sangue e fango dalla testa ai piedi.
* Nella società capitalistica si produce tempo libero per una classe mediante la trasformazione in tempo di lavoro di tutto il tempo di vita delle masse.
* Il processo di produzione capitalistico, considerato nel suo nesso complessivo, cioè considerato come processo di riproduzione, non produce dunque solo merce, non produce dunque solo plusvalore, ma produce e riproduce il rapporto capitalistico stesso: da una parte il capitalista, dall'altra l'operaio salariato.


Ps Sbagliando la dicitura di Michael Moore su google dove sono andata a finire?
Questo è il link
Da leggere "Goodbye America" e "Statisottostress"

giovedì 19 novembre 2009

Le case "albero" e..altre abitazioni eco sostenibili

Queste strutture sono state progettate in modo di ottenere il minimo impatto ambientale, basandosi su molteplici punti di appoggio, per non creare "troppo stress" alle piante circostanti.




La casa "hobbit" incredibilmente accogliente '' è la miscela finale di uno stile unico, la sostenibilità e la costruzione a buon mercato. Infatti le materie prime sono la pietra, il fango e il legno residuo proveniente da foreste vicine alla costruzione - come tutti i locali e basso costo. La luce naturale proviene dall'alto, un sistema di compostaggio ricicla i rifiuti umani e l'acqua utilizzata proviene da un pozzo.





Una vecchia costruzione è stata ripristinata inserendo una struttura esterna, con le stesse proporzioni delle finestre e delle porte già esistenti nella vecchia casa.




Questo tempio buddista è stato costruito con l'aiuto degli abitanti locali che hanno raccolto più di un milione di bottiglie di vetro colorato usato sia per l'interno che per l'esterno del monastero.




E questa era originarialmente un "torre d'acqua" che dopo la sua chiusura un secolo dopo è diventata un'abitazione...con un ottima vista sul paesaggio circostante



Fonte-Weburbanist

mercoledì 18 novembre 2009

Diario- Domenica 15 Novembre Garfagnana



Tre minuti.
Sono pochi tre minuti, pochissimi in una giornata di ventiquattro ore.
Ma quanta energia, forza e pace interiore possono manifestarsi in soli tre minuti.
A volte basta andare in un bosco in montagna, osservare i colori che macchiano il territorio ed ascoltare non soltanto con l'udito, ascoltare con ogni fibra del tuo corpo.
Poi chiudi gli occhi, pensando di assaporare il silenzio.
E ti accorgi che il silenzio è un non-silenzio, riempito da moltelplici suoni;
Forse i primi istanti non te ne accorgi poi, pian piano, senti un suono lieve, delicato e comprendi da dove viene, anche ad occhi chiusi, perchè lo vedi con gli occhi dell'anima.
Sono le centinaia di foglie bagnate che scuotono delicatamente le goccie lasciata da una pioggia ormai passata.
Provate ad ascoltarle tre minuti...

E sarete in pace!



Fonte- YouTube